Musica

 
Qui di seguito c’è una ricca selezione di musica che ho registrato nel corso degli anni, come parte di ensemble (primo e secondo music player) e come solista (terzo music player). Per le informazioni su queste tracce e la musica, seguono ampie note, mentre cliccando il pulsante carrello, si verrà reindirizzati alla pagina dell’album, dove è anche possibile acquistarlo. Ci sono molte ore di musica. Buon ascolto.
 
 
Alcune note sulla musica
 
Molti musicisti scrivono le loro partiture su carta o tramite computer e, occasionalmente, discutono con i colleghi disegnando linee e facendo segni come fanno i matematici o i fisici. Mi piace, ma per me non è mai stato proprio così. Nelle mie esplorazioni del passato ho composto musica con la tecnica della sovraincisione, ho scritto qualche partitura grafica e di recente, qualche volta, organizzo e programmo la musica attraverso una descrizione letteraria e poetica, ma in generale non ho alcun interesse a scrivere musica o fissare procedure troppo frenanti, preferisco esprimere le mie idee musicali suonandole direttamente, oppure pensare ad un ensemble di musicisti specifico. Come improvvisatore sono totalmente coinvolto in questo modo di fare musica, un processo che porta sempre alla composizione istantanea, nel preciso lasso di tempo del suo manifestarsi.
 
Il mio strumento, la batteria, ha un andamento e una lettura orizzontale ma anche verticale, ci sono sovrapposizioni, contrasti e unisoni, è di per sè una piccola orchestra. Sono stato molto ispirato dalla musica per pianoforte, quella di Béla Bartók, di Cecil Taylor, di Glenn Gould, il piano preparato di John Cage. E non di meno da John Coltrane. Ma ovviamente sono tantissimi i musicisti che mi hanno formato. Non considero la mia una musica di intrattenimento, questa porta genericamente allo svago fuori dal sé, a me interessa invece una musica che vada dentro di sé, che nasca e si rivolga nelle nostre più intime sensazioni, nei nostri sentimenti più profondi e insondabili. Diceva Cecil Taylor: “La maggior parte delle persone non ha idea di cosa sia l’improvvisazione… Significa il sollevamento magico dei propri spiriti a uno stato di trance. Significa la percezione più elevata di se stessi, ma il sé in relazione ad altre forme di vita”. La ricerca è un percorso lungo, impervio, fatto di studio e di conoscenza e ciò riguarda anche il pubblico che ha voglia di discernere: se il percorso è più importante della destinazione, è perchè il percorso stesso cambia le persone, le migliora. Il vero scopo della bellezza è migliorare le persone.
 
Penso che tutta la musica di oggi non dovrebbe essere scritta integralmente, è cosa vecchia (ma non antica), perchè il suono di un musicista necessita di vitalità e questa si manifesta naturalmente se c’è l’improvvisazione e per me questo, è un atto necessario. In fondo è il motivo per cui tra le altre urgenze, i compositori del XX secolo hanno aperto la loro musica alle procedure di indeterminatezza e hanno iniziato a lavorare alle strategie aleatorie e poi all’improvvisazione, seppure sotto rigido controllo. E la musica jazz iniziava la sua straordinaria avventura e metamorfosi nello stesso secolo! E infatti, è stata una notevole iniezione di significanti nella musica d’arte eurocentrica, la quale, con l’evoluzione armonica estrema di Wagner e poi seriale della scuola viennese, si era in qualche modo impoverita di significati metafisici, cominciando cioè a perdere senso, in una visione olistica. Così il jazz non ha lasciato indifferenti Stravinskij, Milhaud, Shostakovich etc. Invece Skrjabin, Messiaen, Satie, Cage e Stockhausen sono probabilmente tra i primi musicisti importanti a guardare al mondo antico, ai suoi segreti profondi e in grado di offrire nuovamente un significato al suono e alla sua prassi, tutte conoscenze andate perdute nei secoli.
 
Dall’antico Egitto all’antica Grecia, dall’Africa all’India alla Cina, scopriamo come il suono e la musica erano pensate e vissute, ed è magnifico che oggi la fisica contemporanea confermi la pertinenza di tali conoscenze nei nostri antenati, i quali riconoscevano alla musica l’espressione delle alte sfere, delle leggi astronomiche, della Creazione. A ben vedere, in occidente, è per soli tre secoli che la musica classica si è dedicata con tanta enfasi alla scrittura, ma appunto non era così in precedenza. Le più antiche tracce di notazione musicale ci arrivano dagli Egizi, da fonti moresche spagnole, ma si può affermare che nel mondo occidentale la scrittura musicale nasce soprattutto come esigenza politica del Sacro Romano Impero, quando Carlo Magno decise che la Chiesa dovesse esprimersi con una unica voce, affinchè ogni popolo dominato non cantasse con le proprie inflessioni linguistiche e non improvvisasse con i propri parametri culturali, ovvero gli oltre quattromila canti liturgici non scritti. È già un affermarsi del globalismo. Nascono così i primi tentativi di scrittura che anticipano il pentagramma, come la notazione adiastematica, la notazione diastematica, e poi notazione quadrata, detta anche notazione vaticana, una maniera di annotare il canto gregoriano. L’improvvisazione musicale, lo si vede, è per l’occidente un pericolo. Eppure non si può arrestare e così ha trovato la possibilità di manifestarsi in qualche modo, come nella musica Barocca, a cavallo del XVII e XVIII secolo.

 
La complessità del mondo moderno aveva decisamente necessità di una nuova dichiarazione di intenti, di fraintendimenti, di paradossi, in ogni campo delle arti musicali e visuali. Certo è una lunga storia, ma resta il fatto che abbiamo un enorme corpus di idee dietro di noi. Questo può dare ansia ad un musicista (qual’è il nuovo campo da indagare?) ma anche grande libertà, alla fine. Perfino quando si giocherella con delle pietre tra le mani per produrre suoni e ritmi, stiamo suonando un pezzo intitolato Stones (da Prose Collection) composto da Christian Wolff nel 1969! Ma allora cosa ci rimane da fare oggi? In musica nulla è stato trascurato ma una cosa è irripetibile: l’essere umano o meglio, ciascun essere umano. Ciò che è veramente unico e peculiare, restiamo noi stessi: è questo il campo da indagare, è lì che si trovano i ‘nostri’ suoni da condividere, è una via della conoscenza, ecco la ricerca. Il suono è un medium, è vibrazione, raggiunge i vivi ma anche il mondo dei morti, dell’insondabile, è una manifestazione rituale. L’Universo è vibrazione, una moltitudine di vibrazioni, così il Cosmo è musica e noi ne siamo parte, perchè tutto è uno.
 
Quando suono la batteria suono tamburi e metallofoni (piatti) ed essi sono molto di più di quello che una scuola di musica può insegnare, sono ponti verso l’ignoto, dentro e fuori di noi; questa consapevolezza mi ha portato a dedicarmi esclusivamente al mio strumento, la batteria, ed ho così tralasciato il mio interesse verso altre possibilità musicali, alcune delle quali indagate nei miei vecchi dischi registrati tra il 1982 e il 2007. L’acustica del tamburo e del piatto, il loro intreccio, le vibrazioni che suscitano, hanno infine prevalso su ogni altra cosa. Ho dedicato la mia vita alla musica e ad un certo punto ho compreso che solo la batteria poteva darmi una sorta di completezza musicale di cui necessito, nei contesti del solo e degli ensemble, in special modo quelli piccoli e che la pratica dell’improvvisazione mi dona quel grado di complessità che cerco. (Riguardo alla batteria, rimando per chi fosse interessato, a quanto ho scritto più specificatamente nel testo del progetto ‘A Solo Play’, nella pagina dei progetti recenti di questo sito).
 
 
1. Ensembles (2015-2020)
 


 
Note, musicisti e strumenti
 
Come ho scritto nella pagina riguardante i miei progetti, avere molti gruppi musicali non significa lavorare come un juke-box, significa concentrarsi in situazioni e direzioni diverse, sempre attinenti agli ambiti della propria ricerca e sviluppo personale. Sono grato ad ognuna di queste collaborazioni perchè ha permesso una sorta di continuità e progressione alle mie idee musicali e viste insieme, sono una sorta di grande puzzle, dove ogni ancoraggio aggiunge nuovi elementi grazie alla specificità del gruppo. È anche molto difficile mantenere in vita progetti che sono senza compromessi e per questo, fuori dal music biz dell’establishment, penso però che sia dovere di ogni artista perseguire con determinazione e devozione la propria vocazione.
 
Traccia 1. Ombak Trio: Cene Resnik (sax tenore, sax soprano) Giovanni Maier (violoncello) me alla batteria, piatti, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 2. Setoladimaiale Unit & Evan Parker: ‘Intro’ con gong suonati da Philip Corner e Phoebe Neville, ‘First’ suonata da Evan Parker (sax soprano e tenore) Marco Colonna (clarinetti in Sib, Do, alto, basso) Martin Mayes (corno, corno delle alpi) Alberto Novello (elettronica analogica) Patrizia Oliva (voce, elettronica) Giorgio Pacorig (pianoforte) Michele Anelli (contrabbasso) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 3. Jars: Henry Marić (clarinetto basso, clarinetto, chitarra elettrica preparata) Boris Janje (contrabbasso) me alla batteria, piatti, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 4. Haiku: Paolo Pascolo (flauto traverso, flauto basso, sax tenore ed elettronica) me alla batteria, piatti, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 5. Massimo De Mattia (flauti) Giorgio Pacorig (pianoforte) Giovanni Maier (contrabbasso) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 6. Luciano Caruso (sax soprano curvo) Ivan Pilat (sax baritono) Fred Casadei (contrabbasso) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 7. Mahakaruna Quartet: Giorgio Pacorig (pianoforte) Cene Resnik (sax tenore) Gabriele Cancelli (cornetta) me alla batteria, percussione. Dall’album “Inventum” (Nuovo Corso Records, 2017). Improvvisazione su Auf Unf Geht, canzone tradizionale, arr. G. Pacorig.
Traccia 8. Roberto Del Piano (basso elettrico) Marco Colonna (clarinetti) me alla batteria, percussione. Dal doppo album di Roberto Del Piano “La Main qui Cherche la Lumière” (Improvising Beings IB49, 2016). Improvvisazione libera.
Traccia 9. Nervidi: Michele Anelli (contrabbasso, basso elettrico, elettronica) Dominik Gawara (basso elettrico, chitarra elettrica, elettronica) me alla batteria, piatti, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 10. Jean-Luc Guionnet (sax alto) Markus Krispel (sax alto) Boris Janje (contrabbasso) Miklós Szilveszter (batteria) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 11. Aghe Clope: Paolo Pascolo (flauto traverso e sax alto) Andrea Gulli (laptop, nastro magnetico e sintetizzatore analogico) Giorgio Pacorig (Fender Rhodes, Kork MS20, elettronica) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 12. Noma: Alessandra Laganà (testi, voce) Tommaso Marletta (chitarra elettrica) Patrizia Oliva (voce) Boris Blace (trombone) Gabrio Bevilacqua (contrabbasso) me alla batteria, percussione.
Traccia 13. Alessandra Laganà (voce) Tommaso Marletta (chitarra elettrica) Dominik Gawara (basso elettrico) me alla batteria, percussione. Libera improvvisazione.
Traccia 14. Patrizia Oliva (voce ed elettronica) Roberto Del Piano (basso elettrico fretless) me alla batteria, percussione. Libera improvvisazione.
Traccia 15. Neu Musik Projekt: Guido Mazzon (tromba, piccoli strumenti e giocattoli) Marta Sacchi (clarinetti e flauti) me alle percussione, piatti selezionati, gongs vietnamiti, temple blocks e archetto. Partitura e direzione musicale di Guido Mazzon.
 
 
2. Ensembles (1998-2015)
 


 
Note, musicisti e strumenti
 
Traccia 1. Transition: Nils Gerold (flauto) Nicola Guazzaloca (pianoforte) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 2. Gamra: Patrizia Oliva (voce, elettronica) Paed Conca (clarinetto) Eugenio Sanna (chitarra amplificata e oggetti) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera, secondo album.
Traccia 3. Magimc: Thollem McDonas (pianoforte) Edoardo Marraffa (sax tenore e sopranino) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 4. Being Together – Hanoi New Music Festival Ensemble: Lotte Anker (sax soprano e alto) Jakob Riis (elettronica) Nguyen Thanh Thuy (dàn tranh) Ngo Trà My (dàn bau) Pham Thi Hue (ty bà, dàn dày, phàch, voce) Sonx (percussione) Kim Ngoc (voce) Terje Thiwång (flauto traverso) Henrik Frisk (elettronica) Stefan Östersjö (dàn tỳ bà, mandolino) Patrizia Oliva (elettronica, voce) Burkhard Beins (percussione) me alla percussione.
Traccia 5. One Lip 5: Guido Mazzon (tromba) Alberto Mandarini (tromba) Nicola Cattaneo (chitarra elettrica e acustica) Franco Cortellessa (chitarra baritona e chitarra classica 7 corde) Giorgio Muresu (contrabbasso) me alla batteria, percussione.
Traccia 6. Transition: Nils Gerold (flauto) Nicola Guazzaloca (pianoforte) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera, secondo album.
Traccia 7. Crash Trio: Edoardo Marraffa (sax tenore e sopranino) Chris Iemulo (chitarra acustica) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 8. Tobias Delius (sax tenore e clarinetto) Mikaele Pellegrino (chitarra elettrica) Clayton Thomas (contrabbasso) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 9. Magimc: Thollem McDonas (pianoforte) Edoardo Marraffa (sax tenore e sopranino) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera, secondo album.
Traccia 10. Ipersensity: Daniele Pagliero (laptop, strumenti analogici ed elettronici) me alle percussioni elettroniche, laptop. La musica del duo è sempre organizzata secondo questa modalità: Pagliero invia, tramite collegamenti midi, suoni ad otto o più pads elettronici, che io suono utilizzando le bacchette (o anche i pedali). In questo modo le scelte operate da un musicista si riflettevano sull’operatività dell’altro. In pratica il suono di ciascun pad (altezza, timbro, volume, attacco) può cambiare/alterare in qualsiasi momento e analogamente anche il lavoro di percussione, secondo la sensibilità/necessità tipica in un duo di improvvisazione libera. C’è uno strettissimo e originale rapporto tra sviluppo sonoro e movimento ritmico: solitamente dipendono da un singolo musicista che può controllare entrambi sul proprio strumento, qui invece sono sottoposti a due esecutori distinti, ovvero Daniele che controlla lo sviluppo sonoro ed io che controllo il movimento ritmico e strutturale. Non sono state eseguite sovrancisioni. L’album è dedicato alla memoria e all’opera di Derek Bailey, deceduto nei giorni di questa registrazione.
Traccia 11. The Five Roosters: Mario Arcari (sax soprano curvo) Massimo Falascone (sax alto, sax baritono, iPad) Martin Mayes (corno francese) Roberto Del Piano (basso elettrico) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 12. Camusi: Patrizia Oliva (voce ed elettronica) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 13. Aghe Clope Ensemble: Giorgio Pacorig (pianoforte, sintetizzatore) Nicola Guazzaloca (pianoforte, sintetizzatore) Andrea Gulli (laptop, elettronica) Paolo Pascolo (flauto traverso, sax alto) Gianluca Varone (sax tenore, giocattoli) Chris Iemulo (chitarra semi-acustica) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 14. Rediffusion: Andrej Bako (laptop, elettronica) Karen O’Brien (laptop, elettronica) Gareth Mitchell (chitarra elettrica preparata, oggetti) me alle percussioni elettroniche. Improvvisazione libera.
Traccia 15. Gianni Gebbia (sax alto) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 16. Gbur: Dominik Gawara (basso fretless elettrico) Paolo Caleo (caleofono) Maurizio Suppo (chitarra elettrica) Ivan Pilat (sax baritono) Daniele Pagliero (campionatore, elettronica) me alla batteria, percussioni elettroniche. Improvvisazione libera.
Traccia 17. Margine: Alessandro Cartolari (sax alto e sopranino, microfono) Luca Cartolari (basso fretless elettrico) Paolo De Piaggi (laptop, elettronica, mixer) me alla batteria, percussione, nastro magnetico, elettronica e regia. Il lavoro per Esplendor Lunare 1 + 2 (qui un estratto) si realizza in tre diverse fasi: A. registrazione su multitraccia di alcune brevi improvvisazioni libere del trio strumentale; B. campionatura e gestione via computer delle parti registrate e definizione degli effetti da utilizzare nel mixaggio; C. mixaggio finale, unico per ciascuna parte e totalmente improvvisato sulla base degli elementi organizzati.
Traccia 18. Orbitale Trio: Paolo De Piaggi (chitarra elettrica, elettronica) Ivan Pilat (sax baritono, flauto) me alla batteria, percussione / ospiti Roy Paci (tromba, flauto, pianoforte, violino, armonica) Fred Casadei (contrabbasso, elettronica, pianoforte). Improvvisazione libera.
 
 
3. Album in solo (1982-2007)
 


 
Note e strumenti
 
Venendo qui ad una sommaria descrizione dei miei album solisti, la genesi è sempre stata la medesima, decidere cioè quali strumenti utilizzare e lasciare spazio all’intuizione musicale, ponendo mattone dopo mattone: quello che ho fatto, e faccio tuttora, è fare collegamenti, connessioni. Ciò che avevo in mente sulla musica da fare per un determinato disco era ovviamente fondamentale ed era correlato di volta in volta alla scelta della strumentazione, fase davvero molto stimolante che caratterizza l’intero processo creativo. (Lasciamo stare Mr Nattiez). Questo è il motivo per cui ciascuno dei miei album solisti ha una diversa strumentazione e una diversa messa a fuoco. Forse, un punto di interesse nelle mie registrazioni in solitudine, è stata la scelta di lavorare con attrezzature relativamente povere, non sono mai stato infatti interessato alle ultime novità che il commercio musicale offriva ed è una scelta anche politica ovviamente, ben poco consumistica.
 
Tracce 1. / 2. / 3. Percussioni elettroniche. L’intero album Musiche delle Circostanze è stato composto, improvvisato e registrato nell’autunno 1995. Tutta la musica è stata suonata con le bacchette su pad elettronici, senza sovraincisioni.
Traccia 4. Percussioni elettroniche, laptop. Composto nel 2007, MKUltra si presenta come una suite minimal techno con ventotto parti distinte, tutte con diverse combinazioni ritmiche di suoni campionati (poche decine di sorgenti sonore originali, editate dai londinesi Andrej Bako e Karen O’Brien) che sono utilizzati via pad elettronici, suonati con le bacchette e senza sovraincisioni. La composizione è una ricostruzione radicale di una libera improvvisazione, registrata in concerto a Reggio Calabria nel 2004, come parte di un festival contro il progetto di costruzione del ponte di Messina.
Traccia 5. Percussioni, basso elettrico preparato, due voci. Come il titolo dell’album suggerisce, Pezzi Circolari, tutte le tracce – tra cui le successive n.6, n.7 e n.8 – indagano alcuni piccoli aspetti ritmici e semplici relazioni strumentali. Devozione alla sperimentazione e utilizzo di tecniche estese sono alla base di questa musica. L’album è stato registrato tra il 1998 e il 1999.
Traccia 6. Clarinetto, percussioni elettroniche, chitarra elettrica preparato, basso elettrico. (Vedi nota alla ‘Traccia 5′).
Traccia 7. Due chitarre elettriche. (Vedi nota alla ‘Traccia 5′).
Traccia 8. Quattro chitarre acustiche. (Vedi nota alla ‘Traccia 5′).
Traccia 9. Cd player/recorder, giradischi, nastri magnetici, elettronica. Il brano è tratto dall’album New Vexations, registrato nel 2000.
Tracce 10. / 11. / 12. Percussioni elettroniche SPD8 Roland (pads suonati con le bacchette), sintetizzatore Yamaha DX7, processore di effetti digitali Roland DEP-3, Alesis Quadraverb GT (una unità di effetti stereo che combina elettronica analogica e digitale), mixer Soundcraft. La musica elettronica analogica di Linked, composta e improvvisata tra il 2000 e il 2001, è stata suonata interamente in tempo reale (sequencer, campionatori e computer non sono stati utilizzati); naturalmente le varie parti sono state sovraincise con un registratore multitraccia. La musica è vicina all’estetica del minimalismo newyorkese ed è anche minimal techno, perfino acid house se piacciono le categorie, ma in ogni caso si tratta di techno dal tocco umano.
Traccia 13. Stereo-set (tra cui due registratori, amplificatore, giradischi e radio), vinili, nastro magnetico. L’album Margini di Riciclo è costituito da trentaquattro pezzi di musica per nastro magnetico che si susseguono senza pause, suddivisi in due lunghe parti (qui un estratto), composto sia verticalmente che orizzontalmente. Questo lavoro, iniziato nel 1990 e completato a metà del 1993, è prodotto e realizzato integralmente attraverso l’uso creativo di un comune impianto stereo componibile, il quale aveva questa grande peculiarità: esercitando la stessa pressione simultaneamente su due o più tasti di selezione dell’amplificatore, si attivavano quei canali, con il risultato che dalle casse audio si potevano così ascoltare insieme sia il giradischi sia la radio, per fare un esempio; e il tutto poteva essere registrato su nastro da uno dei due registratori annessi all’impianto. Un altra curiosa possibilità era offerta dai nastri delle cassette al cromo o metal: se venivano registrati una seconda o terza volta, senza selezionare il tastino ‘chrome’ o ‘metal’ del registratore, la nuova registrazione non cancellava la precedente ma vi si sovraincideva. La ‘scoperta’ di queste particolarità sono state alla base di Margini di Riciclo, il resto è un minuzioso lavoro di cut-up di nastri, manipolazione di musica classica contemporanea e musica popolare, vinili più o meno alterati ed emittenti radiofoniche che entrano nella musica per lo più in modo aleatorio. Strumenti musicali o computer non sono stati utilizzati. A quel tempo, come background, sono stato ispirato dalle Imaginary Landscape e Williams Mix di Cage (lavori conosciuti solo sui libri e ancora non ascoltati, tanto era difficile reperire questi materiali, e lo stesso vale per i primi lavori di Schaeffer); in seguito ho conosciuto e ascoltato il lavoro del compositore John Oswald e la sua idea di plunderphonics (saccheggiofonia). Per quanto riguarda i testi, espressi attraverso le varie voci – di cui le più ricorrenti sono tratte da vari spoken word album di William S. Burroughs, Jello Biafra e Timothy Leary – sono scelti con cura, mentre altre voci sono registrate aleatoriamente da stazioni radiofoniche, non sempre sintonizzate su programmi prescelti; questi testi delineano un quadro preciso e poco rassicurante. Credo che questo lavoro abbia toccato, musicalmente, alcune delle cose scritte in Mille Plateaux da Deleuze e Guattari. Un album così costruito con lo stereo-set, l’avevo registrato già nel 1989 con il nome Urban Hard Beat Energy e pubblicato dall’etichetta Old Europa Cafe. Margini di Riciclo è dedicato ad alcuni maestri amati, come John Cage e Pierre Schaeffer per la musica, William S. Burroughs per la letteratura e Marcel Duchamp per l’arte visiva.
Traccia 14. chitarre elettriche preparate, live electronics, feedback, sintetizzatori analogici (Kork SM20 e Eko Ekosynth P15), flauto dolce, televisore, radio, oggetti, nastro magnetico, cut-up. Opera è stato il mio primo progetto musicale e a quel tempo le mie grandi influenze erano le idee e la musica di John Cage e il lato più radicale della cultura post punk. Qui una selezione dalle tre cassette pubblicate da Old Europa Cafe negli anni Ottanta.
Ultima nota. Aggiungo in queste note ai dischi in solo, una breve descrizione del doppio album “Ripercuotere” perchè lo si può ascoltare nel secondo player di YouTube, qui sotto. La strumentazione: batteria, percussioni elettroniche (pads), chitarra preparata, oscillatore (VCO), tastiera e oggetti. Le registrazioni sono tratta da circa dieci ore di libere improvvisazioni registrate nel cuore di alcune notti, nell’autunno del 1994. Non sono state effettuate sovraincisioni.
 
 
YouTube
 
C’è molta altra musica caricata su YouTube, selezionata da vari album – ci sono anche alcuni album completi – e molte riprese video di concerti. Certo, i musicisti devono pagare le bollette come tutti – e vendere i propri dischi è già qualcosa – ma anche, molti dei miei album sono fuori catalogo: ho così deciso di condividere un po’ della mia musica nella piattaforma web più popolare.
 
Ensemble (circa 11 ore)

 
Album in solo (circa 5 ore)

 


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