Musica

 
Qui di seguito c’è una ricca selezione di musica che ho registrato nel corso degli anni, come parte di ensemble (primo e secondo music player) e come solista (il terzo music player). Riguardo ai miei album in solo, nel lettore c’è anche una selezione delle mie primissime registrazioni (1982/1984). Per le informazioni su ciascuna traccia, seguono ampie note, mentre cliccando il pulsante carrello, si verrà reindirizzati alla pagina dell’album, dove pure è possibile acquistarlo. Ci sono molte ore di musica.

 
Ensemble


Link diretto (SoundCloud)


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Note e personale

Come ho scritto nella pagina riguardante i miei progetti, avere molti gruppi musicali non significa lavorare come un juke-box, significa concentrarsi in situazioni e direzioni diverse, sempre attinenti agli ambiti della propria ricerca e sviluppo personale. Sono grato ad ognuna di queste collaborazioni perchè ha permesso una sorta di continuità e progressione alle mie idee musicali e viste insieme, sono una sorta di grande puzzle, dove ogni ancoraggio aggiunge nuovi elementi grazie alla specificità del gruppo. È anche molto difficile mantenere in vita progetti che sono senza compromessi e per questo, fuori dal music biz dell’establishment, ma penso, come te, che sia dovere di ogni artista perseguire con determinazione e devozione la propria vocazione.
 
Primo player
Traccia 1. Transition: Nils Gerold (flauto) Nicola Guazzaloca (pianoforte) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 2. Gamra: Patrizia Oliva (voce, elettronica) Paed Conca (clarinetto) Eugenio Sanna (chitarra amplificata e oggetti) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera, secondo album.
Traccia 3. Magimc: Thollem McDonas (pianoforte) Edoardo Marraffa (sax tenore e sopranino) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 4. Being Together – Hanoi New Music Festival Ensemble: Lotte Anker (sax soprano e alto) Jakob Riis (elettronica) Nguyen Thanh Thuy (dàn tranh) Ngo Trà My (dàn bau) Pham Thi Hue (ty bà, dàn dày, phàch, voce) Sonx (percussione) Kim Ngoc (voce) Terje Thiwång (flauto traverso) Henrik Frisk (elettronica) Stefan Östersjö (dàn tỳ bà, mandolino) Patrizia Oliva (elettronica, voce) Burkhard Beins (percussione) me alla percussione.
Traccia 5. One Lip 5: Guido Mazzon (tromba) Alberto Mandarini (tromba) Nicola Cattaneo (chitarra elettrica e acustica) Franco Cortellessa (chitarra baritona e chitarra classica 7 corde) Giorgio Muresu (contrabbasso) me alla batteria, percussione.
Traccia 6. Transition: Nils Gerold (flauto) Nicola Guazzaloca (pianoforte) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera, secondo album.
Traccia 7. Crash Trio: Edoardo Marraffa (sax tenore e sopranino) Chris Iemulo (chitarra acustica) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 8. Tobias Delius (sax tenore e clarinetto) Mikaele Pellegrino (chitarra elettrica) Clayton Thomas (contrabbasso) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 9. Magimc: Thollem McDonas (pianoforte) Edoardo Marraffa (sax tenore e sopranino) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera, secondo album.
Traccia 10. Ipersensity: Daniele Pagliero (laptop, strumenti analogici ed elettronici) me alle percussioni elettroniche, laptop. Il modo in cui suonavamo era questo: Daniele inviava tramite collegamenti midi, suoni ‘vivi’ ad otto pads elettronici che io suonavo utilizzando le sole bacchette. In questo modo le scelte operate da un musicista si riflettevano sul lavoro dell’altro. In pratica il suono (altezza, timbro, volume, attacco) di ciascun pad poteva cambiare/alterare in qualsiasi momento e analogamente, anche il lavoro di percussione, secondo la sensibilità/necessità tipica in un duo di improvvisazione libera. C’è qui uno strettissimo rapporto tra sviluppo sonoro e movimento ritmico: solitamente dipendono da un singolo musicista che li controlla entrambi sul proprio strumento, invece in questa peculiare situazione, sottostanno a due distinti esecutori. In fase di masterizzazione non sono state eseguite nè sovrancisioni nè alterazioni dei suoni. L’album è dedicato alla memoria e all’opera di Derek Bailey, deceduto nel periodo di queste registrazioni.
Traccia 11. The Five Roosters: Mario Arcari (sax soprano curvo) Massimo Falascone (sax alto, sax baritono, iPad) Martin Mayes (corno francese) Roberto Del Piano (basso elettrico) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 12. Camusi: Patrizia Oliva (voce ed elettronica) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 13. Aghe Clope Ensemble: Giorgio Pacorig (pianoforte, sintetizzatore) Nicola Guazzaloca (pianoforte, sintetizzatore) Andrea Gulli (laptop, elettronica) Paolo Pascolo (flauto traverso, sax alto) Gianluca Varone (sax tenore, giocattoli) Chris Iemulo (chitarra semi-acustica) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 14. Rediffusion: Andrej Bako (laptop, elettronica) Karen O’Brien (laptop, elettronica) Gareth Mitchell (chitarra elettrica preparata, oggetti) me alle percussioni elettroniche. Improvvisazione libera.
Traccia 15. Gianni Gebbia (sax alto) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Traccia 16. Gbur: Dominik Gawara (basso fretless elettrico) Paolo Caleo (caleofono) Maurizio Suppo (chitarra elettrica) Ivan Pilat (sax baritono) Daniele Pagliero (campionatore, elettronica) me alla batteria, percussioni elettroniche. Improvvisazione libera.
Traccia 17. Margine: Alessandro Cartolari (sax alto e sopranino, microfono) Luca Cartolari (basso fretless elettrico) Paolo De Piaggi (laptop, elettronica, mixer) me alla batteria, percussione, nastro magnetico, elettronica e regia. Il lavoro per Esplendor Lunare 1 + 2 (qui un estratto) si realizza in tre diverse fasi: A. registrazione su multitraccia di alcune brevi improvvisazioni libere del trio strumentale; B. campionatura e gestione via computer delle parti registrate e definizione degli effetti da utilizzare nel mixaggio; C. mixaggio finale, unico per ciascuna parte e totalmente improvvisato sulla base degli elementi organizzati.
Traccia 18. Orbitale Trio: Paolo De Piaggi (chitarra elettrica, elettronica) Ivan Pilat (sax baritono, flauto) me alla batteria, percussione / ospiti Roy Paci (tromba, flauto, pianoforte, violino, armonica) Fred Casadei (contrabbasso, elettronica, pianoforte). Improvvisazione libera.
 
Secondo player
Track 1. Luciano Caruso (sax soprano curvo) Ivan Pilat (sax baritono) Fred Casadei (contrabbasso) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Track 2. Nervidi: Michele Anelli (contrabbasso, basso elettrico, elettronica) Dominik Gawara (basso elettrico, chitarra elettrica, elettronica) me alla batteria, piatti, percussione. Improvvisazione libera.
Track 3. Aghe Clope: Paolo Pascolo (flauto traverso e sax alto) Andrea Gulli (laptop, nastro magnetico e sintetizzatore analogico) Giorgio Pacorig (Fender Rhodes, Kork MS20, elettronica) me alla batteria, percussione. Improvvisazione libera.
Track 4. Roberto Del Piano (basso elettrico) Marco Colonna (clarinetti) me alla batteria, percussione. Dal doppo album di Roberto Del Piano “La Main qui Cherche la Lumière” (Improvising Beings IB49, 2016). Improvvisazione libera.
Track 5. Guido Mazzon (tromba, piccoli strumenti e giocattoli) Marta Sacchi (clarinetti e flauti) me alle percussione, piatti selezionati, gongs vietnamiti, temple blocks e archetto. Partitura e direzione musicale di Guido Mazzon.

 
Album in solo


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Note e strumentazione

Molti musicisti scrivono le loro partiture su carta o tramite computer e, occasionalmente, discutono con i colleghi disegnando linee e facendo segni come fanno i matematici o i fisici. Mi piace, ma per me non è mai stato così, la musica è già lì, voglio solo attraversarla. Non ho alcun interesse a scrivere musica o fissare procedure, mi piace esprimere le mie idee musicali suonandole direttamente. Essendo un improvvisatore, nei miei dischi solisti non acusmatici, sono coinvolto in questo modo di fare/comporre musica, se l’altro è quello di scriverla. Penso che tutta la musica di oggi non dovrebbe essere scritta integralmente, è cosa vecchia, perché il suono necessita dell’improvvisazione, è come la vita, è un processo dovuto, così diventa vivo, credibile. In fondo è questo il motivo per cui tra le altre urgenze, i compositori del ventesimo secolo hanno aperto la loro musica alle procedure di indeterminatezza e hanno iniziato a lavorare alle strategie aleatorie e poi all’improvvisazione, anche se sotto rigido controllo. E la musica jazz iniziava la sua straordinaria avventura e metamorfosi nello stesso secolo! Per non dire della musica Barocca, intinta come era nell’improvvisazione a cavallo del XVII e XVIII secolo, o dell’improvvisazione nelle musiche etniche. Decisamente la complessità del mondo moderno aveva bisogno di una nuova dichiarazione di intenti, nel campo della musica e delle arti visive. Certo è una lunga storia, ma resta il fatto che abbiamo un enorme corpus di idee e realizzazioni dietro di noi. Quando si effettuano suoni con delle pietre tra le mani, in spiaggia, stiamo suonando il pezzo intitolato Stones (da Prose Collection) composto da Christian Wolff nel 1969! In musica nulla è stato trascurato, ma ciò che è veramente unico e peculiare, restiamo noi stessi: è qui dove il musicista di oggi (e in generale, la persona) deve dirigersi, forte della conoscenza e delle esperienze che lo hanno preceduto: siamo noi stessi la nuova direzione. Venendo ai miei album solisti, la genesi è sempre la medesima, decidere quali strumenti utilizzare e lasciare spazio all’intuizione musicale, ponendo mattone su mattone. Quello che faccio è fare collegamenti, connessioni. Ciò che ho in mente sulla musica è importante, ma è correlato alla scelta della strumentazione, fase molto stimolante e che caratterizzerà l’intero processo. (Lasciamo stare Nattiez). Questo è il motivo per cui ciascuno dei miei album solisti ha una diversa strumentazione e una diversa messa a fuoco. Forse, un punto di interesse nelle mie registrazioni da solista, è la scelta politica di lavorare con attrezzature relativamente povere, non sono interessato alle ultime novità. In ogni caso, diverso è il mio rapporto sulla qualità di tamburi e piatti.
 
Tracce 1. / 2. / 3. Percussioni elettroniche. L’intero album Musiche delle Circostanze è stato composto, improvvisato e registrato nell’autunno 1995. Tutta la musica è stata suonata con le bacchette su pad elettronici, senza sovraincisioni.
Traccia 4. Percussioni elettroniche, laptop. Composto nel 2007, MKUltra si presenta come una suite minimal techno con ventotto parti distinte, tutte con diverse combinazioni ritmiche di suoni campionati (poche decine di sorgenti sonore originali, editate dai londinesi Andrej Bako e Karen O’Brien) che sono utilizzati via pad elettronici, suonati con le bacchette e senza sovraincisioni. La composizione è una ricostruzione radicale di una libera improvvisazione, registrata in concerto a Reggio Calabria nel 2004, come parte di un festival contro il progetto di costruzione del ponte di Messina.
Traccia 5. Percussioni, basso elettrico preparato, due voci. Come il titolo dell’album suggerisce, Pezzi Circolari, tutte le tracce – tra cui le successive n.6, n.7 e n.8 – indagano alcuni piccoli aspetti ritmici e semplici relazioni strumentali. Devozione alla sperimentazione e utilizzo di tecniche estese sono alla base di questa musica. L’album è stato registrato tra il 1998 e il 1999.
Traccia 6. Clarinetto, percussioni elettroniche, chitarra elettrica preparato, basso elettrico. (Vedi nota alla ‘Traccia 5′).
Traccia 7. Due chitarre elettriche. (Vedi nota alla ‘Traccia 5′).
Traccia 8. Quattro chitarre acustiche. (Vedi nota alla ‘Traccia 5′).
Tracce 9. / 10. / 11. Percussioni elettroniche SPD8 Roland (pads suonati con le bacchette), sintetizzatore Yamaha DX7, processore di effetti digitali Roland DEP-3, Alesis Quadraverb GT (una unità di effetti stereo che combina elettronica analogica e digitale), mixer Soundcraft. La musica elettronica analogica di Linked, composta e improvvisata tra il 2000 e il 2001, è stata suonata interamente in tempo reale (sequencer, campionatori e computer non sono stati utilizzati); naturalmente le varie parti sono state sovraincise con un registratore multitraccia. La musica è vicina all’estetica del minimalismo newyorkese ed è anche minimal techno, perfino acid house se piacciono le categorie, ma in ogni caso si tratta di techno dal tocco umano.
Traccia 12. Stereo-set (tra cui due registratori, amplificatore, giradischi e radio), vinili, nastro magnetico. L’album Margini di Riciclo è costituito da trentaquattro pezzi di musica per nastro magnetico che si susseguono senza pause, suddivisi in due lunghe parti (qui un estratto), composto sia verticalmente che orizzontalmente. Questo lavoro, iniziato nel 1990 e completato a metà del 1993, è prodotto e realizzato integralmente attraverso l’uso creativo di un comune impianto stereo componibile, il quale aveva questa grande peculiarità: esercitando la stessa pressione simultaneamente su due o più tasti di selezione dell’amplificatore, si attivavano quei canali, con il risultato che dalle casse audio si potevano così ascoltare insieme sia il giradischi sia la radio, per fare un esempio; e il tutto poteva essere registrato su nastro da uno dei due registratori annessi all’impianto. Un altra curiosa possibilità era offerta dai nastri delle cassette al cromo o metal: se venivano registrati una seconda o terza volta, senza selezionare il tastino ‘chrome’ o ‘metal’ del registratore, la nuova registrazione non cancellava la precedente ma vi si sovraincideva. La ‘scoperta’ di queste particolarità sono state alla base di Margini di Riciclo, il resto è un minuzioso lavoro di cut-up di nastri, manipolazione di musica classica contemporanea e musica popolare, vinili più o meno alterati ed emittenti radiofoniche che entrano nella musica per lo più in modo aleatorio. Strumenti musicali o computer non sono stati utilizzati. A quel tempo, come background, sono stato ispirato dalle Imaginary Landscape e Williams Mix di Cage (lavori conosciuti solo sui libri e ancora non ascoltati, tanto era difficile reperire questi materiali, e lo stesso vale per i primi lavori di Schaeffer); in seguito ho conosciuto e ascoltato il lavoro del compositore John Oswald e la sua idea di plunderphonics (saccheggiofonia). Per quanto riguarda i testi, espressi attraverso le varie voci – di cui le più ricorrenti sono tratte da vari spoken word album di William S. Burroughs, Jello Biafra e Timothy Leary – sono scelti con cura, mentre altre voci sono registrate aleatoriamente da stazioni radiofoniche, non sempre sintonizzate su programmi prescelti; questi testi delineano un quadro preciso e poco rassicurante. Credo che questo lavoro abbia toccato, musicalmente, alcune delle cose scritte in Mille Plateaux da Deleuze e Guattari. Un album così costruito con lo stereo-set, l’avevo registrato anche nel 1989 con il nome Urban Hard Beat Energy e pubblicato dall’etichetta Old Europa Cafe. Margini di Riciclo è dedicato ad alcuni maestri amati, come John Cage e Pierre Schaeffer per la musica, William S. Burroughs per la letteratura e Marcel Duchamp per l’arte visiva.
Traccia 13. chitarre elettriche preparate, live electronics, feedback, sintetizzatori analogici (Kork SM20 e Eko Ekosynth P15), flauto dolce, televisore, radio, oggetti, nastro magnetico, cut-up. Opera è stato il mio primo progetto musicale e a quel tempo le mie grandi influenze erano le idee e la musica di John Cage e il lato più radicale della cultura post punk. Qui una selezione dalle tre cassette pubblicate da Old Europa Cafe negli anni Ottanta.
Ultima nota. Aggiungo in queste note ai dischi in solo, una breve descrizione del doppio album “Ripercuotere” che si può ascoltare nel secondo player di YouTube, qui sotto. La strumentazione: batteria, percussioni elettroniche (pads), chitarra preparata, oscillatore (VCO), tastiera e oggetti. La musica è tratta da circa dieci ore di libere improvvisazioni registrate nel cuore di alcune notti, nell’autunno del 1994. Non sono state effettuate sovraincisioni. Intento di queste improvvisazioni ‘eretiche’, era ricercare vie diverse utilizzando sapori (idiomi) musicali diversi.

 
YouTube

C’è molta altra musica caricata su YouTube, selezionata da vari album – ci sono anche alcuni album completi – e molte riprese video di concerti. Certo, i musicisti devono pagare le bollette come tutti e vendere i propri dischi è già qualcosa, ma anche, è un fatto che i miei album non si trovano ovunque, così come alcuni sono ormai fuori catalogo: ho così deciso di condividere un po’ della mia musica nella piattaforma web più popolare al mondo. Buon ascolto.

Ensemble (circa 10 ore)

Album in solo (circa 5 ore)

 


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